sabato 8 marzo 2008
Pedofilia: tradimento affettivo
giovedì 14 febbraio 2008
Sacerodote diocesano nell'Amore Misericordioso
giovedì 31 gennaio 2008
Le reti a destra...
Fa sempre un certo effetto raccontarsi davanti a delle persone. Di solito quando si parla si cerca sempre di essere oggettivi, tanto carucci e attenti a dire quel tanto che non ti fa dire troppo, in modo che tutti alla fine siano felici e contenti. Insomma una specie di "politicamente riveduto e corretto" adatto a tutte le stagioni. Anche noi preti quando attacchiamo con l'ecclesiastichese diventiamo come dei funzionari di Dio, che tutto fanno funzionare meno che l'annuncio di grazia. Grazie a Dio ogni tanto succede qualcosa che ci fa andare fuori dagli schemi, riportandoci alla realtà. Ecco due cose che mi sono successe ultimamente.Domenica scorsa, 27 gennaio: la prima sera delle catechesi sui Dieci Comandamenti. Tocca a me ad inaugurare la serie. Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato. Provo quella sensazione che mi ricorda quand'ero ragazzo che giocavo a pallone, prima di scendere in campo per iniziare la partita. Una specie di tremore alle gambe e dentro la pancia dei sommovimenti strani, come se le viscere volessero uscir fuori. Penso alle viscere di misericordia di Dio. Un Dio che si commuove dentro quando ci vede così stupiditi dal mondo e presi al laccio dai nostri idoli. Padre Milestone e Alberto mi siedono vicino, spero che stiano pregando per me. In piedi, cominciando a fare dei nervosi passi avanti ed indietro nell'angusta Cappellina del Crocifisso, cerco di affrontare quel gruppetto di gente (saranno una quarantina circa) davanti e intorno a me. Mi guardano con aria tra il curioso e il "mo sentimo che ce dice questo". Comincio a balbettare le prime parole. Oddio ma che dico? Mi ritrovo a togliere il coperchio da tutto quel magma fetoso che bolliva dentro di me e che non avrei mai proposto a nessun cliente del sacro come menù del giorno. Altro che storie sacre. Storie di ordinaria follia quelle di quand'ero più giovane e spensierato, intento a vivere le mie notti brave da perfetto universitario fuori corso. A Perugia un tempo come in un flipper, schizzando qua e là, aspettando che si accendesse qualche special per accumulare dei punti in più e poi sempre giù nella buca, amara sorte di quella biglia d'acciaio che un tempo ci faceva così divertire. Certo, non c'è più gusto in tutto questo ora. Ma come quell'acido sapore di vomito che ti ritorna su e che non sai come liberartene. Allora me ne sono liberato l'altra sera. Ho raccontato i miei fallimenti, i miei ritardi in tutto. Sì, quel tempo che passa e più non ritorna... tardi t'amai bellezza antica e sempre nuova. Ma ora è tempo di gettare le reti a destra, è tempo di pescare la felicità altrove, lì dove mi dice quel tipetto quasi antipatico che per ricevere obbedienza deve in qualche modo farmi fare memoria dei miei fallimenti. Quel Gesù che mi insegna a vivere e a pescare la felicità facendo verità nella mia vita. Lui che mi vuole pescatore di uomini, disposto a lanciare le mie reti dove non avrei mai pensato.
Lunedì 28 gennaio: la sera dopo vengono a farmi visita l'amico e compagno di studi don Enrico e tre giovani che stanno frequentando l'anno propedeutico, in vista di entrare in Seminario il prossimo anno. Dopo cena mi ritrovo a raccontare con scioltezza la "genesi" della mia vocazione e pian piano mi accorgo che le mie parole sono attese e desiderate come non mai. Lasciano il segno. E' proprio vero che raccontare ciò che il Signore ha fatto nella propria vita significa lodarlo. Ognuno ha la sua storia di vocazione, ma tutti abbiamo una risposta da dare al Signore e finché non la diamo Lui non ci molla. Con me ha dovuto faticare molto, ma alla fine l'ha spuntata, grazie a Dio. Ce l'ho messa tutta per fare orecchie da mercante: le ragazze, il lavoro, tante cose belle e sante e tante altre decisamente brutte e mondane. Ma alla fine eccomi qua: don Luigi, 47 anni, prete da 6 anni, parroco da 4. Se ce l'ho fatta io, quanti altri ancora possono farcela....coraggio!!! Non abbiate paura a spalancare le porte del vostro cuore a Colui che vi ama e che vi chiama.
venerdì 25 gennaio 2008
San Franceso di Sales... simpatico comunicatore
Francois nacque da nobile famiglia il 21 agosto 1567 nella Savoia francese, nel castello di Sales presso Thorens. In Italia tutti lo conosciamo con il nome di San Francesco di Sales (lo abbiamo ricordato appena ieri nella liturgia), patrono dei giornalisti, autori, scrittori e dei sordomuti. Francesco aveva un temperamento caparbio, ma docile, incline alla benevolenza. Celebre il suo detto: "se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore". Dopo avere ottenuto brillanti risultati nello studio universitario della giurisprudenza a Parigi e a Padova, seguì la sua vocazione al sacerdozio, rinunciando ad una promettente carriera nell'ambito giuridico. Considerando gli scarsi risultati che otteneva dal pulpito, un giorno s'inventò una nuova maniera di raggiungere le coscienze delle persone: cominciò a far stampare fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto le porte delle case o affiggeva ai muri, meritandosi perciò il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Sembra comunque che anche quei foglietti ebbero scarsa efficacia. Il suo desiderio più grande era quello di contrastare l'influsso calvinista, per questo il Vescovo lo inviò poi a Ginevra (dove un giorno sarebbe diventato Vescovo egli stesso), culla del calvinismo, a svolgere il suo ministero pastorale. La sua preoccupazione maggiore era per i laici, ai quali voleva fornire un cammino di santità. Questo fu lo scopo principale per cui scrisse la celebre "Introduzione alla vita devota", nota con il nome di "Filotea". I suoi scritti gli valsero il titolo di Dottore della Chiesa. Francois morì a Lione il 28 dicembre 1622. http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20080124_42nd-world-communications-day_it.html"Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti Pastori. Proprio perché si tratta di realtà che incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana (morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva, culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente praticabile. L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone pertanto questioni non eludibili, che attendono scelte e risposte non più rinviabili. (…) "
"Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale. Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono, è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed agli operatori del settore. E’ un compito che tuttavia, in qualche modo, ci riguarda tutti, perché tutti, nell’epoca della globalizzazione, siamo fruitori e operatori di comunicazioni sociali. I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana."
mercoledì 23 gennaio 2008
Dieci Comandamenti... sapienza di vita

Con queste parole Benedetto XVI descriveva la sua missione di pontefice nel suo discorso che avrebbe dovuto pronunciare nel prestigioso ateneo romano. Questo patrimonio etico di cui la Chiesa è custode, e di cui il Papa ne è il rappresentante e garante più importante, affonda le sue radici nella rivelazione giudeo-cristiana. Le "dieci parole" del Sinai sono certamente la fonte primaria dalla quale è scaturito tale patrimonio, che è stato poi perfezionato e portato a compimento da Gesù Cristo. Che senso ha nella società di oggi parlare di comandamenti, quando ogni norma morale viene recipita come una costrizione alla libertà individuale ed ogni legge viene prima o poi svuotata ed aggirata? Il rischio che stiamo correndo è quello di una deriva della ragione, che rifiuta ogni anelito alla verità per accontentarsi di un approccio esistenziale deterministico ed utilitaristico. Così Benedetto XVI, afferma con lucidità, in un altro passaggio del suo discorso:
lunedì 14 gennaio 2008
Claudia Koll, testimonianza (seconda parte)
[koll - video testimonianza 2 - durata 7 minuti]
Le due parti del video che vi sono state proposte rappresentano una porzione della testimonianza di Claudia, che durò complessivamente circa un'ora. Lo svolgimento della serata prevedeva la recita del Santo Rosario in chiesa e a seguire la Santa Messa. Dopodiché si andò tutti in piazza (dove c'era anche molta altra gente ad attendere). Lì era pronta una corale di giovani del Rinnovamento nello Spirito che animava la serata con dei canti. Quindi mi recai in processione con il Santissimo Sacramento nell'ostensorio, e al seguito Claudia. Arrivammo così in piazza sotto ad un gazebo, dove era stato preparato l'altare, per un'adorazione eucaristica di circa venti minuti. Alla fine fu la volta di Claudia con la sua testimonianza.
Claudia Koll: apostola della divina misericordia
[koll - video testimonianza 1 - durata 10 min]
Può sembrare eccessivo il termine di "apostola" riferito a Claudia. Certamente l'appellativo fa trasparire tutta la mia stima ed amicizia, ma non è solo una questione personale. Dopo averla ascoltata nella sua testimonianza dello scorso 4 agosto, in una piazza gremita di folla, ho avuto la conferma del prodigio di misericordia che è avvenuto in lei, diventando a sua volta un segno della divina misericordia per gli uomini e le donne del nostro tempo. In questo senso la penso come un'apostola, cioè come una donna del nostro tempo, che dopo essere stata raggiunta dalla grazia di Dio non può tacere quanto è avvenuto in lei, per cui tutta la sua vita cambia, pur continuando a svolgere la sua professione di sempre. Ecco quindi che la sua missione la coinvolge quando calca i palcoscenici dei teatri d'Italia, quando interpreta sul set cinematografico, quando parte per il Burundi per portare aiuti ad una delle popolazioni tra le più povere del mondo, quando va nelle piazze a dare la testimonianza della sua conversione. Ogni battezzato quindi può dirsi apostolo. Quando si è ricreati, come partoriti di nuovo dalle viscere di misericordia di Dio, non c'è più distinzione tra uomo e donna, tra giudeo o greco, tra sacerdote o laico, tra suora o laica. Cambiano le modalità della missione, cambia il modo di vivere la consacrazione a Cristo, ma l'annuncio del Regno di Dio coinvolge tutti, perché a tutti è rivolto. Nel battesimo abbiamo ricevuto l'unzione sacerdotale, regale e profetica ed anche la missione di testimoniare al mondo la nostra appartenenza a Cristo, il nostro vivere nella nuova creazione.
Ricordo che, dopo diversi contatti telefonici, un giorno venni a sapere che Claudia era stata invitata a Loreto per dare una testimonianza a dei giovani nel Centro "Giovanni Paolo II". Era il pomeriggio del sabato precedente la solennità di Pentecoste. Ci incontrammo davanti al Santuario della Santa Casa. Ci bastarono poche parole per intenderci, anche perché poco era il tempo che entrambi avevamo a disposizione tra un impegno e l'altro. Tornai con grande gioia a Servigliano. Finalmente la rassegna "piazzAgorà", che avevo progettato in preparazione all'Agorà dei giovani con il Papa a Loreto, poteva contare sulla sua presenza. A proposito, mi vengono in mente alcune parole che Papa Benedetto XVI disse nella Piana di Montorso in occasione della preghiera dell'Angelus del 2 settembre scorso, a conclusione del raduno giovanile nazionale: "C’è un legame reciproco tra la piazza e la casa. La piazza è grande, è aperta, è il luogo dell’incontro con gli altri, del dialogo, del confronto; la casa invece è il luogo del raccoglimento e del silenzio interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità. Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta, aperta sul mondo, sulla vita, anche su questa Agorà dei giovani italiani." Queste parole ci aiutano a comprendere meglio l'esperienza che abbiamo vissuto quella notte d'agosto nella piazza di Servigliano. Un evento che ha lasciato un segno profondo nel nostro cuore. Il video qui proposto è uno spezzone della testimonianza di Claudia Koll. Sopra trovate la seconda parte. Mi auguro che la visione dei due filmati possa aiutarvi a lodare Dio, perché "eterna è la sua misericordia..."

