sabato 8 marzo 2008

Pedofilia: tradimento affettivo

Pedofilia: una parola ormai troppo nota. Una di quelle parole che si vorrebbe riservare solo per discorsi specialistici, ma che purtroppo sta entrando sempre più prepotentemente nel lessico comune. Segno evidente di una realtà che è meno circoscritta di quanto si vorrebbe credere. Non solo perché nell'era del "villaggio globale" tutto acquisisce più risonanza, ma perché la piaga si è diffusa realmente, trovando connivenze culturali e sociali.
E' notizia recente quella che segnalava un sito web dove si potevano vedere ed eventualmente contattare "baby models", messe sul mercato della depravazione con il consenso degli stessi genitori. In Australia è stata inoltre sgominata una banda di criminali che dietro pagamento permettevano la visione di bambini anche di 2 anni, che venivano violentati "dal vivo". Non occorre poi andare sempre così lontano, anche se gli Italiani sono tra i più grandi consumatori di turismo sessuale. Qualche mese fa nel mio stesso paese d'origine, Amandola, venne alla luce una squallida storia di abusi sessuali su delle bambine. La maggior parte degli abusi sessuali su minori avvengono tra le mura domestiche. Cè perfino chi pretende di avere il diritto di esprimere la propria tendenza perversa mascherandola dietro la forbita etichetta di "orientamento sessuale". E' in atto in certi ambienti culturali lo strisciante tentativo di legittimare la pedofilia come se fosse una cosa normale, per cui se ne accampa il diritto di sceglierla. Tutto questo è il sintomo di una società malata di egoistico individualismo, dove si ignorano i diritti dei più deboli, dei più piccoli: i bambini. Le conseguenze di una violenza sessuale subita da bambini sono distruttive e segnano la vita. Il bambino che subisce un abuso sessuale viene tradito nel suo bisogno di affetto e quando quel bambino crescerà porterà dentro di sè il dolore causato da quel tradimento, che lo farà sentire sporco, in colpa, che lo farà rinchiudere dentro un mondo tutto suo, dove nessuno potrà entrare. Come un incubo dal quale sembra impossibile uscire e che sarà continua fonte di sofferenza, di istinti autodistruttivi e di pensieri di morte. Questi abomini gridano vendetta al cospetto di Dio, perché offendono ciò che c'è di più sacro: l'innocenza dei bambini. Purtroppo a volte anche nel mondo ecclesiastico si registrano tali nefandezze e questo è terribile, perché chi subisce l'offesa sperimenta un doppio tradimento: quello della persona a cui si era data la fiducia e quello di Dio. Per assurdo Dio stesso viene percepito come responsabile della vioelnza subita. In tutto questo c'è qualcosa di diabolico, poiché si crea poi un distacco con Dio. Non a caso il Papa in questi ultimi tempi ha chiesto di pregare davanti al Santissimo Sacramento in riparazione di tali peccati, di cui anche diversi preti si sono macchiati, gettando fango sulla stessa Chiesa ed offendendo il nome di Dio.
Inoltre occorrerebbe che anche gli strumenti giuridici si adeguassero per fronteggiare più energicamente il crimine della pedofilia. Infatti sempre più spesso le cronache riportano fatti legati a pedofili recidivi, che tornano con una certà facilità a commettere di nuovo gli stessi abusi. Stranamente la parola pedofilia non è contemplata dalla legge, poiché è ancora considerata come una tendenza, un orientamento sessuale, che diventa reato quando si consuma l'abuso di un bambino.

giovedì 14 febbraio 2008

Sacerodote diocesano nell'Amore Misericordioso

E' stato un cammino lungo e graduale quello che mi ha condotto ad emettere la mia prima professione religiosa con i Figli dell'Amore Misericordioso (insieme con don Ruggero Ramella, parroco a Roma) a Collevalenza lo scorso 8 febbraio, nel giorno del 25° anniversario della scomparsa di Madre Speranza di Gesù.
La prima volta che mi recai a Collevalenza fu grazie ad un breve pellegrinaggio di un giorno a cui partecipai, invitato dall'allora parroco di Amandola don Gino, all'età di 21 anni, quando ero studente universitario a Perugia. Quel giorno acquistai la mia prima Bibbia, che ancora conservo sul comodino della camera da letto. L'immagine del Crocifisso di Collevalenza da allora si è stampata nel mio cuore. Dopo quel pellegrinaggio feci in parrocchia l'esperienza del Corso di Cristianità, che fu la mia prima opportunità di maturazione di fede. Un'esperienza importante che mi aiutò poi a superare successivi impantanamenti esistenziali, in cui ero fuori della grazia di Dio. In seguito ci furono le altre importanti esperienze di pellegrinaggio a Lourdes e a Medjugorje, nel movimento del Rinnovamento nello Spirito e nell'Ordine Francescano Secolare, che mi aiutarono a scoprire la mia vocazione. Importante fu anche la direzione spirituale di alcuni sacerdoti. Nello sfondo è però sempre rimasta Collevalenza con il suo Crocifisso e quella tomba ondulata dove è custodita la salma di Madre Speranza. Un richiamo costante e tenero che sempre ho percepito nel profondo del mio cuore. Intanto il rapporto con i Figli e le Ancelle dell'Amore Misericordioso residenti nella comunità di Fermo si veniva sempre più intensificando. Volti che divennero sempre più amici, fino a costituire un rassicurante riferimento.
Dopo poco più di sei anni dalla mia ordinazione sacerdotale nella Cattedrale di Fermo, avvenuta nella solennità di Cristo re, che è anche la festa dell'Amore Misericordioso, ho finalmente potuto emettere i voti temporanei di povertà, castità ed obbedienza nelle mani del Superiore Generale padre Aurelio Perez. Il mio desiderio si è realizzato: ora mi sento a casa, nella mia famiglia religiosa. E' appena iniziato per me un percorso di affidamento totale all'Amore Misericordioso come sacerdote diocesano. Questo significa che sono chiamato a vivere il carisma ricevuto innanzitutto favorendo la comunione tra il clero diocesano, di cui anch'io sono parte. Si tratta quindi di "allargare" il carisma della familiarità e dell'accoglienza nella carità, tipica dei FAM, ai confratelli sacerdoti che vivono spesso in una dimensione più isolata e individualista. In un tempo in cui essere sacerdoti non è certo cosa facile il carisma di Madre Speranza di Gesù è attualissimo e necessario. La santificazione del clero è la chiave per ritrovare un rinnovato slancio missionario nella Chiesa anche da parte dei laici. Trovo significativo il recente appello del Papa a pregare per i sacerdoti che si sono macchiati di gravi peccati, come la pedofilia. Madre Speranza si offrì vittima per la santificazione dei sacerdoti, offrendo al Signore tutte le sue innumerevoli e grandi sofferenze.
Penso che sul volto di un sacerdote ogni persona voglia vedere un riflesso del volto di Gesù, ed in particolare di quel volto misericordioso e benedicente che si può ammirare nel Crocifisso di Collevalenza. In fondo ogni cristiano, se autenticamente tale, non può non rivelare l'origine del suo essere ed esistere. Ciò in modo particolare vale per il sacerdote. Questo è il motivo della frase che ho scritto a tergo, nel ricordino che avevo preparato in occasione della mia prima professione religiosa: "Dio è il fondamento della speranza - non un qualsiaisi dio, ma quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine" (Benedetto XVI, 'Spe Salvi', 31).
Rendo grazie a Dio Padre per quanto mi ha donato ed imploro la sua misericordia, affinché possa essere sempre un suo fedele e misericordioso figlio, traboccante del suo Spirito di Amore.

giovedì 31 gennaio 2008

Le reti a destra...

Fa sempre un certo effetto raccontarsi davanti a delle persone. Di solito quando si parla si cerca sempre di essere oggettivi, tanto carucci e attenti a dire quel tanto che non ti fa dire troppo, in modo che tutti alla fine siano felici e contenti. Insomma una specie di "politicamente riveduto e corretto" adatto a tutte le stagioni. Anche noi preti quando attacchiamo con l'ecclesiastichese diventiamo come dei funzionari di Dio, che tutto fanno funzionare meno che l'annuncio di grazia. Grazie a Dio ogni tanto succede qualcosa che ci fa andare fuori dagli schemi, riportandoci alla realtà. Ecco due cose che mi sono successe ultimamente.
Domenica scorsa, 27 gennaio: la prima sera delle catechesi sui Dieci Comandamenti. Tocca a me ad inaugurare la serie. Il giorno tanto atteso è finalmente arrivato. Provo quella sensazione che mi ricorda quand'ero ragazzo che giocavo a pallone, prima di scendere in campo per iniziare la partita. Una specie di tremore alle gambe e dentro la pancia dei sommovimenti strani, come se le viscere volessero uscir fuori. Penso alle viscere di misericordia di Dio. Un Dio che si commuove dentro quando ci vede così stupiditi dal mondo e presi al laccio dai nostri idoli. Padre Milestone e Alberto mi siedono vicino, spero che stiano pregando per me. In piedi, cominciando a fare dei nervosi passi avanti ed indietro nell'angusta Cappellina del Crocifisso, cerco di affrontare quel gruppetto di gente (saranno una quarantina circa) davanti e intorno a me. Mi guardano con aria tra il curioso e il "mo sentimo che ce dice questo". Comincio a balbettare le prime parole. Oddio ma che dico? Mi ritrovo a togliere il coperchio da tutto quel magma fetoso che bolliva dentro di me e che non avrei mai proposto a nessun cliente del sacro come menù del giorno. Altro che storie sacre. Storie di ordinaria follia quelle di quand'ero più giovane e spensierato, intento a vivere le mie notti brave da perfetto universitario fuori corso. A Perugia un tempo come in un flipper, schizzando qua e là, aspettando che si accendesse qualche special per accumulare dei punti in più e poi sempre giù nella buca, amara sorte di quella biglia d'acciaio che un tempo ci faceva così divertire. Certo, non c'è più gusto in tutto questo ora. Ma come quell'acido sapore di vomito che ti ritorna su e che non sai come liberartene. Allora me ne sono liberato l'altra sera. Ho raccontato i miei fallimenti, i miei ritardi in tutto. Sì, quel tempo che passa e più non ritorna... tardi t'amai bellezza antica e sempre nuova. Ma ora è tempo di gettare le reti a destra, è tempo di pescare la felicità altrove, lì dove mi dice quel tipetto quasi antipatico che per ricevere obbedienza deve in qualche modo farmi fare memoria dei miei fallimenti. Quel Gesù che mi insegna a vivere e a pescare la felicità facendo verità nella mia vita. Lui che mi vuole pescatore di uomini, disposto a lanciare le mie reti dove non avrei mai pensato.
Lunedì 28 gennaio: la sera dopo vengono a farmi visita l'amico e compagno di studi don Enrico e tre giovani che stanno frequentando l'anno propedeutico, in vista di entrare in Seminario il prossimo anno. Dopo cena mi ritrovo a raccontare con scioltezza la "genesi" della mia vocazione e pian piano mi accorgo che le mie parole sono attese e desiderate come non mai. Lasciano il segno. E' proprio vero che raccontare ciò che il Signore ha fatto nella propria vita significa lodarlo. Ognuno ha la sua storia di vocazione, ma tutti abbiamo una risposta da dare al Signore e finché non la diamo Lui non ci molla. Con me ha dovuto faticare molto, ma alla fine l'ha spuntata, grazie a Dio. Ce l'ho messa tutta per fare orecchie da mercante: le ragazze, il lavoro, tante cose belle e sante e tante altre decisamente brutte e mondane. Ma alla fine eccomi qua: don Luigi, 47 anni, prete da 6 anni, parroco da 4. Se ce l'ho fatta io, quanti altri ancora possono farcela....coraggio!!! Non abbiate paura a spalancare le porte del vostro cuore a Colui che vi ama e che vi chiama.

venerdì 25 gennaio 2008

San Franceso di Sales... simpatico comunicatore

Francois nacque da nobile famiglia il 21 agosto 1567 nella Savoia francese, nel castello di Sales presso Thorens. In Italia tutti lo conosciamo con il nome di San Francesco di Sales (lo abbiamo ricordato appena ieri nella liturgia), patrono dei giornalisti, autori, scrittori e dei sordomuti. Francesco aveva un temperamento caparbio, ma docile, incline alla benevolenza. Celebre il suo detto: "se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore". Dopo avere ottenuto brillanti risultati nello studio universitario della giurisprudenza a Parigi e a Padova, seguì la sua vocazione al sacerdozio, rinunciando ad una promettente carriera nell'ambito giuridico. Considerando gli scarsi risultati che otteneva dal pulpito, un giorno s'inventò una nuova maniera di raggiungere le coscienze delle persone: cominciò a far stampare fogli volanti, che egli stesso faceva scivolare sotto le porte delle case o affiggeva ai muri, meritandosi perciò il titolo di patrono dei giornalisti e di quanti diffondono la verità cristiana servendosi dei mezzi di comunicazione sociale. Sembra comunque che anche quei foglietti ebbero scarsa efficacia. Il suo desiderio più grande era quello di contrastare l'influsso calvinista, per questo il Vescovo lo inviò poi a Ginevra (dove un giorno sarebbe diventato Vescovo egli stesso), culla del calvinismo, a svolgere il suo ministero pastorale. La sua preoccupazione maggiore era per i laici, ai quali voleva fornire un cammino di santità. Questo fu lo scopo principale per cui scrisse la celebre "Introduzione alla vita devota", nota con il nome di "Filotea". I suoi scritti gli valsero il titolo di Dottore della Chiesa. Francois morì a Lione il 28 dicembre 1622.
Anche questo blog è in qualche modo come un diario da cui ogni tanto "strappo" un foglietto elettronico per infilarlo nelle "fessure" dei vostri computers. Praticamente dei post-it elettronici "incollati" sui vostri monitors, come "pro-memoria" di Qualcuno che è presente anche nella nostra storia di oggi. Sono comunque consapevole che solo a partire da un effettivo inserimento nella vita concreta di fede della comunità cristiana di appartenenza può avvenire nella persona la graduale trasformazione di grazia, ovvero il miracolo della santità quotidiana.
Tornando al tema dei mezzi di comunicazione sociale voglio proporvi alcuni passaggi tratti dal messaggio di Benedetto XVI, in occasione della XLII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Chi fosse interessato alla lettura integrale del testo può collegarsi al link in fondo.
"Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede. Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per “creare” gli eventi stessi. Questo pericoloso mutamento della loro funzione è avvertito con preoccupazione da molti Pastori. Proprio perché si tratta di realtà che incidono profondamente su tutte le dimensioni della vita umana (morale, intellettuale, religiosa, relazionale, affettiva, culturale), ponendo in gioco il bene della persona, occorre ribadire che non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche eticamente praticabile. L’impatto degli strumenti della comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone pertanto questioni non eludibili, che attendono scelte e risposte non più rinviabili. (…) "

"Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece contribuire a far conoscere la verità sull’uomo, difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la presentazione della verità sull’uomo costituiscono la vocazione più alta della comunicazione sociale. Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più belli e raffinati di cui i media dispongono, è un compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili ed agli operatori del settore. E’ un compito che tuttavia, in qualche modo, ci riguarda tutti, perché tutti, nell’epoca della globalizzazione, siamo fruitori e operatori di comunicazioni sociali. I nuovi media, telefonia e internet in particolare, stanno modificando il volto stesso della comunicazione e, forse, è questa un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e irrinunciabili della verità sulla persona umana."
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20080124_42nd-world-communications-day_it.html

mercoledì 23 gennaio 2008

Dieci Comandamenti... sapienza di vita


"... ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini,
e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini" (1Cor 1, 25).
Questo detto paolino ci aiuta a comprendere ciò che è avvenuto alla "Sapienza" di Roma. Il Papa non è entrato, ma la sua parola è risuonata più forte che mai ed ha avuto un'eco che è andata ben oltre le volte dell'aula magna universitaria. La forza redentrice della croce di Cristo si manifesta nel mondo proprio quando tutto sembra congiurare contro.

"Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l’intera umanità: in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica."
Con queste parole Benedetto XVI descriveva la sua missione di pontefice nel suo discorso che avrebbe dovuto pronunciare nel prestigioso ateneo romano. Questo patrimonio etico di cui la Chiesa è custode, e di cui il Papa ne è il rappresentante e garante più importante, affonda le sue radici nella rivelazione giudeo-cristiana. Le "dieci parole" del Sinai sono certamente la fonte primaria dalla quale è scaturito tale patrimonio, che è stato poi perfezionato e portato a compimento da Gesù Cristo. Che senso ha nella società di oggi parlare di comandamenti, quando ogni norma morale viene recipita come una costrizione alla libertà individuale ed ogni legge viene prima o poi svuotata ed aggirata? Il rischio che stiamo correndo è quello di una deriva della ragione, che rifiuta ogni anelito alla verità per accontentarsi di un approccio esistenziale deterministico ed utilitaristico. Così Benedetto XVI, afferma con lucidità, in un altro passaggio del suo discorso:
"Il pericolo del mondo occidentale - per parlare solo di questo - è oggi che l’uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all’attrattiva dell’utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo."
In conclusione egli, in quanto Papa, riaffermava il suo compito di "mantenere desta la sensibilità per la verità; invitare sempre di nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro".
Traggo spunto da queste parole di Benedetto XVI per presentare la predicazione sui Dieci Comandamenti, che inizierà in parrocchia domenica 27 gennaio alle ore 21. Trattasi di una serie di catechesi a sfondo biblico e di taglio esistenziale che hanno in don Fabio Rosini, biblista e parroco a Roma, il suo ideatore ed artefice originario. Dopo un periodo di preparazione iniziamo anche noi qui a Servigliano l'esperienza delle catechesi sulle "dieci parole". Con me si alternerà nella predicazione p. Milestone Japino, sacerdote francescano del Terzo Ordine Regolare.

Riporto qui di seguito lo stralcio di una riflessione di don Fabio. Esso è un contributo prezioso che ci permette di contestualizzare l'esperienza delle catechesi sulle "dieci parole", di calarla nell'attuale tessuto sociale italiano, che, per dirla con il presidente della C.E.I., il cardinale Bagnasco, "si presenta sempre più sfilacciato, frammentato al punto da apparire ridotto addirittura a coriandoli" (citazione dalla sua recente prolusione al Consiglio Permanente). Forse ben intonato con l'imminente carnevale, ma una volta buttate via le maschere, la triste realtà nuda e cruda riemergerebbe tutta, e a quel punto non resterebbe che intrecciare qualche foglia di fico...
"La cultura dei talk-show, del dibattito, dell’esternazione di otto punti di vista contrapposti, della libertà per la libertà, specie quella di opinione, scrive nelle coscienze in via di formazione, come quelle giovanili, una confusione molto più devastante di quanto si pensi. Sarebbe il caso di approfondire, e non è questo il momento, cosa possa significare un atto di fede per soggetti addestrati in tale contesto. Richiede forse una forma di estrazione quasi fisica dall’ambito odierno. E i Dieci Comandamenti? Dopo 200 anni di devastazioni abbiamo un uomo che per saper tanto, non sa proprio niente. Abbiamo un analfabetismo esistenziale, ogni scelta è incerta, e si vive a casaccio. Abbiamo perso le istruzioni per l’uso. Adoperiamo la vita, il corpo, l’affettività, l’amicizia, il tempo, come un elettrodomestico sconosciuto, spingiamo i bottoni a caso. La felicità sembra un incidente fortuito, e l’alchimia della vita pare ineffabile. (...) La vita ha le sue istruzioni per l’uso, ha la sua filigrana di autenticità. Noi, annunciatori, sappiamo (se lo sappiamo) che nella santa volontà del Padre c’è la nostra pace, la nostra certezza, e che esiste un uso buono delle cose. Proprio questo sono i 10 comandamenti: la via della pace, la via della sapienza. Se è vero che bisogna passare dalla Legge alla Grazia, è pur vero che l’uomo che non conosce neanche la Legge è un cieco senza punti di riferimento. Il buon gioco dell’annuncio dei 10 comandamenti (soprattutto come radiografia di Cristo, del suo modo di pensare, della sua obbedienza al Padre e del suo amore per noi) trova la sua forza proprio nel dolore sordo di questa generazione."
(Don Fabio Rosini, “Perché annunciare la legge del Sinai oggi?”, dalla rivista 'Note di pastorale giovanile', gennaio 2004 )
Ai lettori credenti di questo blog chiedo di sostenerci con la loro preghiera. A tutti coloro che stanno cercando di sperare per un futuro migliore è rivolto l'invito a partecipare alle catechesi che si svolgeranno ogni domenica alle ore 21:00 nella Collegiata San Marco Evangelista di Servigliano.

lunedì 14 gennaio 2008

Claudia Koll, testimonianza (seconda parte)

[koll - video testimonianza 2 - durata 7 minuti]

Le due parti del video che vi sono state proposte rappresentano una porzione della testimonianza di Claudia, che durò complessivamente circa un'ora. Lo svolgimento della serata prevedeva la recita del Santo Rosario in chiesa e a seguire la Santa Messa. Dopodiché si andò tutti in piazza (dove c'era anche molta altra gente ad attendere). Lì era pronta una corale di giovani del Rinnovamento nello Spirito che animava la serata con dei canti. Quindi mi recai in processione con il Santissimo Sacramento nell'ostensorio, e al seguito Claudia. Arrivammo così in piazza sotto ad un gazebo, dove era stato preparato l'altare, per un'adorazione eucaristica di circa venti minuti. Alla fine fu la volta di Claudia con la sua testimonianza.

Claudia Koll: apostola della divina misericordia

[koll - video testimonianza 1 - durata 10 min]

Può sembrare eccessivo il termine di "apostola" riferito a Claudia. Certamente l'appellativo fa trasparire tutta la mia stima ed amicizia, ma non è solo una questione personale. Dopo averla ascoltata nella sua testimonianza dello scorso 4 agosto, in una piazza gremita di folla, ho avuto la conferma del prodigio di misericordia che è avvenuto in lei, diventando a sua volta un segno della divina misericordia per gli uomini e le donne del nostro tempo. In questo senso la penso come un'apostola, cioè come una donna del nostro tempo, che dopo essere stata raggiunta dalla grazia di Dio non può tacere quanto è avvenuto in lei, per cui tutta la sua vita cambia, pur continuando a svolgere la sua professione di sempre. Ecco quindi che la sua missione la coinvolge quando calca i palcoscenici dei teatri d'Italia, quando interpreta sul set cinematografico, quando parte per il Burundi per portare aiuti ad una delle popolazioni tra le più povere del mondo, quando va nelle piazze a dare la testimonianza della sua conversione. Ogni battezzato quindi può dirsi apostolo. Quando si è ricreati, come partoriti di nuovo dalle viscere di misericordia di Dio, non c'è più distinzione tra uomo e donna, tra giudeo o greco, tra sacerdote o laico, tra suora o laica. Cambiano le modalità della missione, cambia il modo di vivere la consacrazione a Cristo, ma l'annuncio del Regno di Dio coinvolge tutti, perché a tutti è rivolto. Nel battesimo abbiamo ricevuto l'unzione sacerdotale, regale e profetica ed anche la missione di testimoniare al mondo la nostra appartenenza a Cristo, il nostro vivere nella nuova creazione.
Ricordo che, dopo diversi contatti telefonici, un giorno venni a sapere che Claudia era stata invitata a Loreto per dare una testimonianza a dei giovani nel Centro "Giovanni Paolo II". Era il pomeriggio del sabato precedente la solennità di Pentecoste. Ci incontrammo davanti al Santuario della Santa Casa. Ci bastarono poche parole per intenderci, anche perché poco era il tempo che entrambi avevamo a disposizione tra un impegno e l'altro. Tornai con grande gioia a Servigliano. Finalmente la rassegna "piazzAgorà", che avevo progettato in preparazione all'Agorà dei giovani con il Papa a Loreto, poteva contare sulla sua presenza. A proposito, mi vengono in mente alcune parole che Papa Benedetto XVI disse nella Piana di Montorso in occasione della preghiera dell'Angelus del 2 settembre scorso, a conclusione del raduno giovanile nazionale: "C’è un legame reciproco tra la piazza e la casa. La piazza è grande, è aperta, è il luogo dell’incontro con gli altri, del dialogo, del confronto; la casa invece è il luogo del raccoglimento e del silenzio interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità. Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta, aperta sul mondo, sulla vita, anche su questa Agorà dei giovani italiani." Queste parole ci aiutano a comprendere meglio l'esperienza che abbiamo vissuto quella notte d'agosto nella piazza di Servigliano. Un evento che ha lasciato un segno profondo nel nostro cuore. Il video qui proposto è uno spezzone della testimonianza di Claudia Koll. Sopra trovate la seconda parte. Mi auguro che la visione dei due filmati possa aiutarvi a lodare Dio, perché "eterna è la sua misericordia..."