In questo mese di giugno, malgrado il ritardo dell’influsso estivo sul nostro clima atmosferico, il clima politico italiano, al contrario, si è già infuocato in occasione delle recenti elezioni elettorali europee ed amministrative.Questioni discutibili legate alla vita privata del Presidente del Consiglio hanno avuto, com’era prevedibile, una rilevanza pubblica e quindi politica, diventando così il centro dell’interesse mediatico nazionale ed internazionale (soprattutto giornalistico e della rete informativa internet). Il nuovo filone d’indagine della Procura di Bari, in cui vengono alla luce frequentazioni femminili alquanto equivoche da parte del Premier hanno fatto sì che anche autorevoli mezzi d’informazione del mondo cattolico riportassero la loro opinione. Mi riferisco al quotidiano Avvenire (che fa riferimento alla C.E.I.) e al settimanale Famiglia Cristiana (molto diffuso nelle parrocchie ed edito dalla Congregazione religiosa “Società San Paolo”, fondata nel 1914 da Don Giacomo Alberione, proclamato beato nel 2003 dal Papa Giovanni Paolo II). Avvenire rompe il silenzio il 19 giugno con l’editoriale di Gianfranco Marcelli, in cui per la prima volta compare una critica, seppur non urlata, sull’operato di Berlusconi. Così infatti si concludeva l’editoriale:
« E se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura, si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche. Senza illudersi che l’efficienza dell’azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati. Alla lunga, tutto finisce per avere un prezzo. E il pericolo, soprattutto in questo caso, è che a pagarlo non sia soltanto il singolo debitore di turno, ma l’intero Paese. »
Ma è sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana (n.26 del 28 giugno), già visitabile on line, che il direttore padre Antonio Sciortino, rispondendo alle lettere di alcuni lettori, critica molto esplicitamente l’operato di Berlusconi sollevando anche una “questione morale” su cui, a suo dire, non è più permesso tacere. Così, tra l’altro, scrive il religioso paolino:
Vorrei entrare nel merito della questione portando innanzitutto un chiarimento. Quando si parla di morale è bene ricordare che generalmente s’intende la descrizione della vita morale di cui si occupa la scienza morale, la quale si interessa delle norme morali di un certo ambiente, società, senza però definire ciò che è buono o cattivo. Questo compito spetta invece all’etica, che si occupa della vita morale non in modo descrittivo, ma normativo, ponendo cioè dei criteri per stabilire dei giudizi su determinanti comportamenti, qualificandoli buoni o cattivi. E’ chiaro che per l’etica cristiana non è bene che la sessualità venga banalmente ridotta a genitalità e non è bene che il corpo sia egoisticamente concepito come un mero mezzo di piacere, da usarsi come una merce qualsiasi. Il corpo umano è invece parte di un unicum che si chiama persona, caratterizzata dalla sua dimensione corporale e spirituale. Svilire il corpo con un uso della sessualità improntata sul possesso egoistico e sulla erotizzazione esasperata significa anche soffocare lo Spirito di cui il corpo è tempio e quindi ledere la dignità della persona.« Non basta la legitimazione del voto popolare o la pretesa del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto meno chiedergli l’"immunità morale". La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni. »
Nella nostra società occidentale ci si impietosisce per la sorte delle donne sottomesse all’integralismo islamico e costrette a vivere intubate nel burka, ma poi si convive allegramente con lo schema filopornografico, più o meno esplicito, nel quale si gioca la corporeità femminile. Per cui ormai anche in chiesa si entra tranquillamente in minigonna e con scollature vertiginose e anche su Famiglia Cristiana si può tranquillamente inserire un nudo femminile per fare la pubblicità ad un prodotto (cfr. FC n. 45 del 6 novembre 2005). Il mio non vuole essere un discorso bacchettone, ma non possiamo dimenticare che l’uso distorto della sessualità ha messo radici profonde nella società, che vanno ad intaccare alcuni principi fondamentali sui quali poggia il modo stesso di essere famiglia e di concepire la vita, per esempio. L’educazione all’amore da dare ai giovani si risolve poi semplicisticamente mettendo loro a disposizione distributori automatici di preservativi persino nelle scuole. Allora mi chiedo se Berlusconi sia davvero l’unica ingombrante trave che occorre togliere dalla visuale della scena politica italiana per ridare qualità morale alla nostra società. Non sta a me indicare i correttivi politici per far sì che i principi etici cristiani possano essere affermati nella nostra società, mi auguro solo che si possa instaurare un clima costruttivo tra le varie forze politiche, affinché si collabori per la costruzione di una vera civiltà dell’amore duraturo e non del sentimento effimero consumato in rapporti sessuali degradanti e deresponsabilizzanti.
Certo, per i cattolici (ma quanti ne saranno veramente?) oggi è avvilente constatare il basso livello di testimonianza cristiana che spesso viene dagli uomini politici più rappresentativi. Personalmente il pensare che tra prostitute d’alto bordo, ragazze noleggiate per dare immagine a feste altolocate per un divertimento spensierato ed elitario si possano giocare decisioni politiche, amministrative ed economiche che vanno poi a ricadere su tutto il popolo non mi dà una grande sensazione di benessere. Infatti tutto ciò è sintomo di un malessere spirituale che ci interpella anche come Chiesa. Occorre sicuramente un ripensamento su come concepire la testimonianza cattolica in politica e su come dialogare anche con chi non è esplicitamente cattolico su questioni fondamentali della società riguardanti la famiglia, la vita, il lavoro, l’educazione, l’economia.
L’imbarbarimento etico in cui si dibatte la questione politica italiana è il sintomo di un male che andrebbe curato alla radice, senza velleitari moralismi e senza indifferenti accondiscendenze, ma questo, a mio avviso, richiede tempo, pazienza, responsabilità e onestà spirituale e intellettuale. Ci auguriamo che gli uomini e le donne di buona volontà dei vari schieramenti politici riescano a far nascere in Italia una nuova era di impegno e di passione politica epurata dagli eccessi di individualismo e di ideologismo.
Gesù un giorno nel tempio di Gerusalemme ebbe a dire ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo che i pubblicani e le prostitute gli sarebbero passati avanti nel regno dei cieli, poiché essi avevano accolto la testimonianza di Giovanni il Battista (cfr. Mt 21, 31-32). Ecco, si tratta proprio di ritrovare il coraggio di una testimonianza che annunci il regno dei cieli indicando Gesù presente nella storia; una storia che sempre ha bisogno di essere redenta e salvata, perché intrisa di peccato e di morte. Sarà anche vero che non si possono mettere sullo stesso piano le escorts consenzienti che allietano le serate dei tristi potenti di questo mondo e le povere donne di strada, schiave e vittime della tratta della prostituzione, così come non si possono mettere sullo stesso piano i mafiosi che operano ai livelli più influenti della società e il commerciante che si “dimentica” di fare lo scontrino. Comunque il Vangelo è per tutti, pur sperando sempre di non gettare le perle ai porci. Certo, anche Raab, la prostituta di Gerico, ebbe una parte importante nella conquista della terra promessa da parte degli Ebrei guidati da Giosuè (cfr. Gs 2, 1-24). Gli esploratori che pernottarono da lei non andarono però per unirsi a lei, ma per ricevere da lei aiuto. Dio infatti si serve di tutti per attuare i suoi piani. Lo stesso Gesù perdonò la donna adultera che tutti volevano lapidare dicendole: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più» (Gv 8, 11). La misericordia non significa negazione del peccato, ma perdono di un atto comunque oggettivamente cattivo. Quindi peccato da condannare, ma peccatore da redimere: è questa la missione che il Signore affida agli apostoli. Con ciò non si vuol comunque negare che anche la giustizia civile debba fare il suo corso, qualora ci siano atti da reprimere penalmente. Tuttavia occorre sempre fare attenzione alla persona e alla sua dignità davanti a Dio, anche quando essa macchia la sua condotta di reati penali e quindi di peccato grave o veniale che sia.
L’invito finale è comunque quello di non inebriarsi del “vino della prostituzione”, poiché "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra” dovrà comunque alla fine sempre fare i conti con la giustizia divina (cfr. Ap 17, 5).
«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1, 15).



