mercoledì 24 giugno 2009

Imbarbarimento etico

In questo mese di giugno, malgrado il ritardo dell’influsso estivo sul nostro clima atmosferico, il clima politico italiano, al contrario, si è già infuocato in occasione delle recenti elezioni elettorali europee ed amministrative.
Questioni discutibili legate alla vita privata del Presidente del Consiglio hanno avuto, com’era prevedibile, una rilevanza pubblica e quindi politica, diventando così il centro dell’interesse mediatico nazionale ed internazionale (soprattutto giornalistico e della rete informativa internet). Il nuovo filone d’indagine della Procura di Bari, in cui vengono alla luce frequentazioni femminili alquanto equivoche da parte del Premier hanno fatto sì che anche autorevoli mezzi d’informazione del mondo cattolico riportassero la loro opinione. Mi riferisco al quotidiano Avvenire (che fa riferimento alla C.E.I.) e al settimanale Famiglia Cristiana (molto diffuso nelle parrocchie ed edito dalla Congregazione religiosa “Società San Paolo”, fondata nel 1914 da Don Giacomo Alberione, proclamato beato nel 2003 dal Papa Giovanni Paolo II). Avvenire rompe il silenzio il 19 giugno con l’editoriale di Gianfranco Marcelli, in cui per la prima volta compare una critica, seppur non urlata, sull’operato di Berlusconi. Così infatti si concludeva l’editoriale:
« E se anche non fosse possibile eliminare ogni ombra, perché ad esempio su alcune questioni il bandolo della matassa è in mano alla magistratura, si pongano almeno i presupposti per evitare ulteriori stillicidi di chiacchiere e di tempeste mediatiche. Senza illudersi che l’efficienza dell’azione di governo possa far premio, sempre e comunque, sui comportamenti privati. Alla lunga, tutto finisce per avere un prezzo. E il pericolo, soprattutto in questo caso, è che a pagarlo non sia soltanto il singolo debitore di turno, ma l’intero Paese. »

Ma è sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana (n.26 del 28 giugno), già visitabile on line, che il direttore padre Antonio Sciortino, rispondendo alle lettere di alcuni lettori, critica molto esplicitamente l’operato di Berlusconi sollevando anche una “questione morale” su cui, a suo dire, non è più permesso tacere. Così, tra l’altro, scrive il religioso paolino:
« Non basta la legitimazione del voto popolare o la pretesa del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto meno chiedergli l’"immunità morale". La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni. »
Vorrei entrare nel merito della questione portando innanzitutto un chiarimento. Quando si parla di morale è bene ricordare che generalmente s’intende la descrizione della vita morale di cui si occupa la scienza morale, la quale si interessa delle norme morali di un certo ambiente, società, senza però definire ciò che è buono o cattivo. Questo compito spetta invece all’etica, che si occupa della vita morale non in modo descrittivo, ma normativo, ponendo cioè dei criteri per stabilire dei giudizi su determinanti comportamenti, qualificandoli buoni o cattivi. E’ chiaro che per l’etica cristiana non è bene che la sessualità venga banalmente ridotta a genitalità e non è bene che il corpo sia egoisticamente concepito come un mero mezzo di piacere, da usarsi come una merce qualsiasi. Il corpo umano è invece parte di un unicum che si chiama persona, caratterizzata dalla sua dimensione corporale e spirituale. Svilire il corpo con un uso della sessualità improntata sul possesso egoistico e sulla erotizzazione esasperata significa anche soffocare lo Spirito di cui il corpo è tempio e quindi ledere la dignità della persona.
Nella nostra società occidentale ci si impietosisce per la sorte delle donne sottomesse all’integralismo islamico e costrette a vivere intubate nel burka, ma poi si convive allegramente con lo schema filopornografico, più o meno esplicito, nel quale si gioca la corporeità femminile. Per cui ormai anche in chiesa si entra tranquillamente in minigonna e con scollature vertiginose e anche su Famiglia Cristiana si può tranquillamente inserire un nudo femminile per fare la pubblicità ad un prodotto (cfr. FC n. 45 del 6 novembre 2005). Il mio non vuole essere un discorso bacchettone, ma non possiamo dimenticare che l’uso distorto della sessualità ha messo radici profonde nella società, che vanno ad intaccare alcuni principi fondamentali sui quali poggia il modo stesso di essere famiglia e di concepire la vita, per esempio. L’educazione all’amore da dare ai giovani si risolve poi semplicisticamente mettendo loro a disposizione distributori automatici di preservativi persino nelle scuole. Allora mi chiedo se Berlusconi sia davvero l’unica ingombrante trave che occorre togliere dalla visuale della scena politica italiana per ridare qualità morale alla nostra società. Non sta a me indicare i correttivi politici per far sì che i principi etici cristiani possano essere affermati nella nostra società, mi auguro solo che si possa instaurare un clima costruttivo tra le varie forze politiche, affinché si collabori per la costruzione di una vera civiltà dell’amore duraturo e non del sentimento effimero consumato in rapporti sessuali degradanti e deresponsabilizzanti.
Certo, per i cattolici (ma quanti ne saranno veramente?) oggi è avvilente constatare il basso livello di testimonianza cristiana che spesso viene dagli uomini politici più rappresentativi. Personalmente il pensare che tra prostitute d’alto bordo, ragazze noleggiate per dare immagine a feste altolocate per un divertimento spensierato ed elitario si possano giocare decisioni politiche, amministrative ed economiche che vanno poi a ricadere su tutto il popolo non mi dà una grande sensazione di benessere. Infatti tutto ciò è sintomo di un malessere spirituale che ci interpella anche come Chiesa. Occorre sicuramente un ripensamento su come concepire la testimonianza cattolica in politica e su come dialogare anche con chi non è esplicitamente cattolico su questioni fondamentali della società riguardanti la famiglia, la vita, il lavoro, l’educazione, l’economia.
L’imbarbarimento etico in cui si dibatte la questione politica italiana è il sintomo di un male che andrebbe curato alla radice, senza velleitari moralismi e senza indifferenti accondiscendenze, ma questo, a mio avviso, richiede tempo, pazienza, responsabilità e onestà spirituale e intellettuale. Ci auguriamo che gli uomini e le donne di buona volontà dei vari schieramenti politici riescano a far nascere in Italia una nuova era di impegno e di passione politica epurata dagli eccessi di individualismo e di ideologismo.
Gesù un giorno nel tempio di Gerusalemme ebbe a dire ai sommi sacerdoti e agli anziani del popolo che i pubblicani e le prostitute gli sarebbero passati avanti nel regno dei cieli, poiché essi avevano accolto la testimonianza di Giovanni il Battista (cfr. Mt 21, 31-32). Ecco, si tratta proprio di ritrovare il coraggio di una testimonianza che annunci il regno dei cieli indicando Gesù presente nella storia; una storia che sempre ha bisogno di essere redenta e salvata, perché intrisa di peccato e di morte. Sarà anche vero che non si possono mettere sullo stesso piano le escorts consenzienti che allietano le serate dei tristi potenti di questo mondo e le povere donne di strada, schiave e vittime della tratta della prostituzione, così come non si possono mettere sullo stesso piano i mafiosi che operano ai livelli più influenti della società e il commerciante che si “dimentica” di fare lo scontrino. Comunque il Vangelo è per tutti, pur sperando sempre di non gettare le perle ai porci. Certo, anche Raab, la prostituta di Gerico, ebbe una parte importante nella conquista della terra promessa da parte degli Ebrei guidati da Giosuè (cfr. Gs 2, 1-24). Gli esploratori che pernottarono da lei non andarono però per unirsi a lei, ma per ricevere da lei aiuto. Dio infatti si serve di tutti per attuare i suoi piani. Lo stesso Gesù perdonò la donna adultera che tutti volevano lapidare dicendole: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più» (Gv 8, 11). La misericordia non significa negazione del peccato, ma perdono di un atto comunque oggettivamente cattivo. Quindi peccato da condannare, ma peccatore da redimere: è questa la missione che il Signore affida agli apostoli. Con ciò non si vuol comunque negare che anche la giustizia civile debba fare il suo corso, qualora ci siano atti da reprimere penalmente. Tuttavia occorre sempre fare attenzione alla persona e alla sua dignità davanti a Dio, anche quando essa macchia la sua condotta di reati penali e quindi di peccato grave o veniale che sia.
L’invito finale è comunque quello di non inebriarsi del “vino della prostituzione”, poiché "Babilonia la grande, la madre delle prostitute e degli orrori della terra” dovrà comunque alla fine sempre fare i conti con la giustizia divina (cfr. Ap 17, 5).

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1, 15).

sabato 20 giugno 2009

Anno Sacerdotale

I mezzi d'informazione italiani in questi giorni sono in fibrillazione e offrono molta visibilità alla scena politica nazionale (per la verità molto deprimente) ed internazionale (anch'essa in ebollizione). Salvo eccezioni, essi non hanno però dato risalto all'indizione dell'Anno Sacerdotale, in occasione del 150° anniversario del "dies natalis" di san Giovanni Maria Vianney. Per l'occasione il Santo Padre Benedetto XVI ha scritto una lettera ai sacerdoti, proponendo il Curato d'Ars come modello di ogni sacerdote secondo il cuore di Gesù (non a caso l'anno si è avviato nell solennità del Sacro Cuore di Gesù). "Il Sacerdozio è l'amore del cuore di Gesù", questa frase del Curato d'Ars è stata ricordata dal Papa per sottolineare la grandezza del dono ricevuto da noi sacerdoti ministeriali. Benedetto XVI all'inizio della sua lettera chiarisce subito lo scopo dell'iniziativa: "tale anno vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi". Chi vuole leggere il testo integrale della lettera può visitare il link allegato in fondo. Vorrei qui mettere in evidenza alcuni aspetti della spiritualità del Curato d'Ars. Innanzitutto il suo grande amore per Gesù Eucaristia, da dove traeva l'energia per esercitare il suo ministero pastorale in maniera davvero completa: dal confessionale alla visita pastorale degli ammalati e delle famiglie, dalla testimonianza della carità alla catechesi. In particolare vorrei sottolineare la disponibilità dell'umile prete di campagna nel ministero del sacramento della riconciliazione e della direzione spirituale. Egli arrivava a confessare fino a 16 ore a giorno. A lui accorrevano persone da tutta la Francia. Oggi si assiste ad una crisi del sacramento della riconciliazione, così come della direzione spirituale. Troppo spesso noi sacerdoti siamo indaffarati a rincorrere tanti "impegni" di ordine pratico, trascurando quello che invece contraddistingue il nostro essere sacerdoti e la nostra missione al popolo. Occorre davvero che ci lasciamo conquistare da Cristo, affinché il suo amore misericordioso faccia irradiare la sua santità nel mondo. Pregate per noi, affinché la nostra fedeltà a Cristo diventi sempre più radicale partecipazione alla sua Croce per un fedele e gioioso servizio alla Chiesa e a tutta l'umanità.
Ti amo, mio Dio, e il mio desiderio
é di amarti fino all’ultimo respiro della mia vita.

Ti amo, o Dio infinitamente amabile,
e preferisco morire amandoti,
piuttosto che vivere un solo istante senza amarti.

Ti amo, Signore, e l’unica grazia che ti chiedo
è di amarti eternamente.

Ti amo, mio Dio, e desidero il cielo,
soltanto per avere la felicità di amarti perfettamente.

Mio Dio, se la mia lingua non può dire ad ogni istante: ti amo,
voglio che il mio cuore te lo ripeta ogni volta che respiro.

Ti amo, mio divino Salvatore, perché sei stato crocifisso per me,
e mi tieni quaggiù crocifisso con te.

Mio Dio, fammi la grazia di morire amandoti
e sapendo che ti amo.

(san Giovanni Maria Vianney)

domenica 31 maggio 2009

Essere Cristiani

"Oggi io so che, dentro di me, sono stato cristiano prima ancora di rinascere nella piena consapevolezza della fede in Cristo nella notte della Veglia pasquale, sabato 22 marzo 2008, dopo cinquantasei anni trascorsi da musulmano, abbracciando l'unico Dio della verità, della Vita, dell'Amore, della Libertà e della Pace, il Dio che si è fatto uomo a nostra immagine e somiglianza per redimerci dai nostri peccati con il sacrificio della morte sulla croce e accompagnarci con il miracolo della sua risurrezione alla salvezza eterna."
(Magdi Cristiano Allam, Europa Cristiana Libera, Mondadori, 2009, p. 9)

Queste parole sono tratte dall'ultimo libro di una delle figure più significative della scena culturale e politica italiana. Allam, costretto a vivere sotto scorta per la costante minaccia del terrorismo integralista islamico, dopo trentacinque anni di carriera giornalistica ha deciso di dare un'altra svolta alla sua vita scendendo nel campo dell'impegno politico. Nel novembre dello scorso anno ha fondato un nuovo schieramento politico, "Protagonisti per l'Europa Cristiana". Si presenterà alle prossime elezioni europee come indipendente nelle liste dell' UDC per la circoscrizione elettorale del Nord Ovest. Il mio interessamento a lui non è principalmente politico, anche se sinceramente mi auguro che gli Italiani chiamati in causa possano premiarlo, poiché in tal caso avremmo un degno rappresentante dei valori cristiani nel parlamento europeo. Quello che ritengo importante nella sua testimonianza è la sincera, entusiastica e rigorosa ricerca della verità. Il suo libro, ricco di spunti autobiografici, per certi versi è commovente. Incontrai personalmente Magdi quando ancora non era Cristiano, tre anni fa, in occasione di un incontro pubblico che si tenne nel paese dell'entroterra fermano dove allora ero parroco. Mi colpì la sua onestà intellettuale. Si intuiva la bontà della sua umanità ed anche la sua ricerca interiore che era in atto e che sarebbe poi sfociata nella rinascita battesimale. Fu un incontro aperto anche al dialogo ed ebbi modo di apprezzare la sua libertà interiore. Lui, che all'epoca era vicedirettore del più prestigioso quotidiano italiano, ebbe a dire che non condivideva l'inquadramento dello status di giornalista entro le ferree e settarie barriere dell'albo professionale. Con sorprendente sincerità affermava che giornalista per lui dovrebbe essere chiunque riesca a scrivere qualcosa di significativo e costruttivo per la formazione di una coscienza e di un'opinione pubblica, chiunque dovrebbe averne l'opportunità, non solo chi ha il tesserino di giornalista.
Ora che è anche Cristiano in realtà testimonia quello che già era senza saperlo. La consapevolezza del dono da accogliere è stato un processo graduale di scoperta, che ha avuto inizio nella sua infanzia in Egitto. E' sempre l'incontro con qualcuno che ti attira e ti fa scattare dentro un desiderio di novità di vita. Fu così con i primi discepoli che Gesù chiamò alla sua sequela. Sarà così sempre: solo se c'è una testimonianza autentica di fede essa si può trasmettre e diventare "contagiosa".

"Si è trattato del punto d'approdo di un lento percorso di spiritualità che per <<caso>> iniziò, all'età di 4 anni, incontrando autentici testimoni del fascino, della bontà e della ragionevolezza dell'abbraccio totale di Gesù." (Ibidem)
Da pastore mi chiedo: quanto fascino esercitano i cristiani oggi nel mondo verso chi è in ricerca della verità nella propria vita? Quanta consapevolezza c'è della grandezza del dono nei genitori che portano i loro bambini al fonte battesimale? Quanto fascino essi eserciteranno in seguito sui propri figli man mano che crescono?
Allam, quando ancora viveva in Egitto ed era musulmano, fu mandato dalla sua mamma a studiare prima dalle Suore Comboniane e poi dai Salesiani. Anche quelli furono incontri importanti che fecero sedimentare in lui "uno <<strato>> di spiritualità cristiana", che si sarebbe poi consolidato e radicato nei successivi incontri con altri luminosi tesimoni di fede. Finché non arrivò l'incontro decisivo.
"E il testimone di fede che più di altri mi ha illuminato dentro, elevandosi come un faro che ci orienta nelle tenebre e ci salva dalle intemperie della vita, è stato Benedetto XVI." (Ibidem, p. 10)
Il Santo Padre nella sua omelia di Pentecoste ha parlato di "inquinamento del cuore e dello spirito, che mortifica e avvelena l'esistenza spirituale". Il malessere della nostra cristianità è insito nell'uomo stesso che, usando ancora le parole del Papa, "non vuole più essere immagine di Dio, ma di se stesso, si dichiara autonomo, libero, adulto." E' quantomai urgente che la coscienza cristiana di chi non si rassegna all'imperante corruzione spirituale, che sbraca l'uomo verso la deriva etica, ridia il vero volto all'uomo mostrandogli quel volto di Dio che sempre lo cerca perché da sempre lo ama.
Viva Magdi Cristiano Allam!